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Cronistoria

Origine e scopo dell’Appello di Ginevra II

Nel 1978, un gruppo nato in seno all’Università di Ginevra lancia un appello ai rappresentanti politici dell’Europa, come pure al Parlamento Europeo, con lo scopo di trovare una soluzione alternativa al generatore di Super-Phénix a Creys-Malville (Francia) e alla società del plutonio. È l’Appello di Ginevra.

35 anni più tardi, alcuni amici, sensibilizzati dai problemi crescenti posti dal nucleare, esprimono preoccupazione di fronte alla disinformazione cronica osservata nel Giappone sinistrato e contaminato. I “nucleocrati” nutrono forse la speranza che il mondo dimentichi rapidamente questo «incidente» affinché possano vendere il loro progetto di nuovi centrali al mondo intero?

Dopo diverse consultazioni,  un testo destinato a risvegliare le coscienze è allora redatto da militanti del primo Appello di Ginevra: è l’APPELLO DI GINEVRA II

Questo testo dovrebbe essere capillarmente diffuso da ogni destinatario, presso persone di propria scelta, nelle reti informatiche, al fine di provocare delle prese di coscienza e di incoraggiare iniziative, pubblicazioni, azioni che inducano le autorità ad assumere le loro responsabilità di fronte al pericolo rappresentato da questa energia eminentemente ostile all’essere vivente.

Non disponiamo né delle strutture né delle possibilità per gestire un’operazione su scala planetaria, ma nutriamo il desiderio di contribuire, con il nostri modesti mezzi, a sensibilizzare l’opinione pubblica affinché si abbandoni al più presto un’energia a forte rischio e si acceleri il passaggio alle energie rinnovabili e prive di pericoli.

Per firmare questo Appello, accedete alla pagina «Sostegno»

E per ogni informazione: appel2geneve@fastmail.fm

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APPELLO DI GINEVRA II ALLE AUTORITÀ POLITICHE Bisogna abbandonare il nucleare, e subito!

Le catastrofi nucleari di Tchernobyl e di Fukushima sono avvenute a 25 anni di distanza. Eppure, ci avevano assicurato che tali incidenti erano quasi impossibili!

I nostri responsabili politici l’hanno creduto, e pure noi. In realtà, la probabilità che un tale incidente avvenga è impossibile da calcolare ; tuttavia essa fu stimata a una volta in centomila anni. La triste verità è che ciò si è verificato due volte in venticinque anni. Oggi, quasi 400 reattori nucleari sono in grado di funzionare nel mondo. La prossima catastrofe potrà verificarsi in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento. E lo stato attuale di queste centrali, che stanno invecchiando, non può che aumentare la probabilità di una nuova catastrofe.

La quantità di materiale radioattivo generato da queste istallazioni è terrificante: è in grado di sterminare tutti gli abitanti del nostro pianeta, e ciò per diverse dozzine di migliaia di volte! È sufficiente che una piccolissima quantità si sprigioni nella natura per provocare una catastrofe. Non dobbiamo mai dimenticare che tutto quanto può succedere, prima o poi finisce per succedere… Tchernobyl e Fukushima ne sono la prova.

Il solo e unico mezzo per eliminare questo rischio è quello di chiudere le centrali, neutralizzandone i detriti che hanno prodotto; di estrarre il combustibile irradiato, confinandolo in un ambiente appropriato e in contenitori adeguati; infine, di trasformare i vari siti in mausolei, che costituiranno altrettante testimonianze evocatrici, per le generazioni future, delle conseguenze dei rischi tecnologici non gestibili.

Invece di tentare di farci dimenticare le catastrofi già subite, gli Stati, le istituzioni internazionali e i poteri economici dovrebbero decidere l’abbandono del nucleare a favore delle energie rinnovabili, perfettamente capaci di assicurare la ripresa, a condizione che si cessi di ostacolarne il loro sviluppo.

Non si può rischiare un incidente nucleare devastante, che renderà inabitabili per secoli immensi territori, con il solo pretesto di un manco di elettricità. Non dimentichiamo che abbiamo deciso di costruire delle centrali nucleari per poi chiederci come vendere la corrente da esse prodotta. Ciò ha indotto le compagnie di elettricità a promuovere diverse aberrazioni energetiche, come ad esempio il riscaldamento elettrico o lo sviluppo sconsiderato dell’illuminazione pubblica.

Il nucleare non è un’energia rinnovabile; il suo abbandono è dunque ineluttabile.

Ogni ritardo non fa che aumentare il rischio di una prossima catastrofe. Dopo Fukushima, il Giappone ha interrotto la quasi totalità dei suoi reattori: ciò è dunque possibile !

È la sola attitudine responsabile. È il nostro solo mezzo per limitare i problemi insolubili che trasmetteremo alle generazioni future.

Comitato di promozione

Pierre Lehmann, physicien nucléaire • Paul Bonny, citoyen genevois • Ivo Rens, Prof. honoraire de l’Université de Genève • Yves Lenoir, physicien ­­• Rémy Pagani, Maire de Genève • Michèle Rivasi, fondatrice de la CRIIRAD, députée européenne •Wladimir Tchertkoff, vice-prés. Enfants de Tchernobyl-Bélarus • Prof. Alexey V.Yablokov, Académie des sciences de Russie •Anne-Cécile Reimann, Prés. ContrAtom, Genève • Luc Recordon, député au Parlement suisse Wataru Iwata, citoyen japonais •Prof. émérite Michel Fernex, Faculté de Médecine, Bâle (Suisse) • Roger Nordmann, député au Parlement suisse • Liliane Maury Pasquier, députée au Parlement suisse • Bruno Barillot, lauréat du Nuclear Free Future Award 2010, Polynésie française • Philippe Lebreton, Prof. honoraire, Université Lyon 1• Victor Ruffy, anc. président du Conseil national (Suisse) • Jean-Robert Yersin, député au Grand Conseil (VD) • Robert J. Parsons, journaliste • Isabelle Chevalley, députée au Parlement suisse • Luc Breton, anc. expert responsable en radioprotection, Institut Suisse de Recherche Expérimentale sur le Cancer, Epalinges • Yves Renaud, diplômé du CNAM de Paris • Jürg Buri, directeur Fondation Suisse de l’Energie, Zurich • Frédéric Radeff, Citoyen de Genève • François Lefort, Prof. HES, Député au Grand Conseil (GE) • Walter Wildi, Prof géologie. Université de Genève • Joel Jakubec, Pasteur de l’Eglise protestante de Genève • Danielle Martinet, Citoyenne de Genève • Ciril Mizrahi, ancien constituant (GE) • Manuel Tornare, Député au Parlement suisse, ancien Maire de Genève • Salima Moyard, Dépotée au Grand Conseil (GE) • Marc Oran, Député au Grand Conseil (VD) • Guillaume Mathelier, Maire d’Ambilly • Edouard Dommen, Ethicien • Micheline Calmy-Rey, anc. Présidente de la Confédération suisse • Renaud Gautier, Député au Grand Conseil (GE) • Pierre Mercier, Prof. Honoraire de l’Université de Lausanne.

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